Dieselgate Volkswagen, in Italia le prime querele per truffa. Richiami per 700mila auto

Effettivamente era solo questione di tempo. Sono state avviate le prime querele per truffa con conseguente richiesta di risarcimento danni nei confronti della Volkswagen da parte degli automobilisti italiani traditi e delusi dallo scandalo Dieselgate. Le prime città nostrane a reclamare giustizia sono Torino, Milano, Cuneo e Lamezia Terme, che comunque fanno solo da apripista per tante altre. Proprio in questi giorni, inoltre, il Ministro dei Trasporti e Infrastrutture Graziano Delrio ha reso noto che a gennaio 2016 inizieranno ad essere richiamate circa 700mila auto italiane incriminate: “I veicoli circolanti in Italia coinvolti risultano pari a 709.712, suddivisi tra i marchi Volkswagen, Audi, Seat e Skoda. Sarà molto difficile quantificare l’impatto della mancata vendita, delle auto Volkswagen sull’indotto italiano” ha specificato.

La Volkswagen, letteralmente “vettura del popolo”, voluta da Hitler nel 1937, è stata per circa 80 anni – 78 per la precisione – emblema di eccellenza, trasparenza ed affidabilità  fino a quando il 18 settembre scorso scoppiò il cosiddetto Dieselgate con la scoperta di un software illegale, montato nelle centraline di vetture a motore diesel, che segnalava livelli di emissione entro i parametri stabiliti a tutela dell’ambiente durante i test di monitoraggio atti a verificare ciò.

La realtà invece era tutt’altra e attualmente sono stati contati ben 11 milioni di auto “fake” – 480mila negli Usa e le su citate 700mila in Italia – vendute e utilizzate in tutto il mondo: secondo i dati Acea, si tratta di una cifra al di sopra dell’intero totale veicoli venduto nel 2014 (10 milioni). Questa baillame costerà, tanto per iniziare, ben 6.5 miliardi di euro per tutto ciò che lo scandalo comporterà e ha gia’ prodotto il primo bilancio in rosso per il Gruppo Volkswagen  dopo ben 15 anni.

Un disastro senza precedenti per la celebre casa automobilistica sia in termini economici che in termini di immagine irrimediabilmente compromessa, con milioni di automobilisti traditi nel rapporto di fiducia che pensavano inossidabile. Una profonda disfatta ereditata dal nuovo amministratore delegato, l’ex businessman di Porsche Matthias Muller, dal quale si attendono adesso strategie riparatrici miracolose.